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Ogni giorno decine di immigrati clandestini trattenuti negli Uffici di Polizia per eseguirne l’espulsione, nonché decine di arrestati in attesa di giudizio. Denunciateci tutti per sequestro di persona, per non essere medici o psichiatri capaci di comprendere eventuali situazioni di grave disagio psico-fisico, per avere adempiuto ai nostri obblighi e per averlo fatto costretti da norme cui non sono mai seguite disposizioni scritte ben precise. Denunciateci tutti perché d’ora in poi, per salvaguardare noi stessi, potremmo anche girarci dall’altra parte piuttosto che adempiere ad obblighi per i quali rischiamo di rimetterci in prima persona e pesantemente. Egregi Signori Ministri dell’Interno e della Giustizia, il 16 aprile scorso una cittadina ucraina si è purtroppo tolta la vita all’interno del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Opicina (TS). A seguito di tale assurda morte la locale magistratura ha deciso di indagare per sequestro di persona ed omicidio colposo il Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste, funzionario responsabile per le pratiche relative agli stranieri, nonché ha indagato il personale comandato di piantone presso il Commissariato, colpevole di non essersi accorto, dal monitor interlacciato con la telecamera posizionata nella stanza dove si trovava la straniera, che questa aveva messo in pratica il grave atto di togliersi la vita. Il precedente 14 aprile, la cittadina straniera era stata scarcerata dal giudice del Tribunale di Trieste, dopo una sentenza di condanna ad anni 4 emessa con il rito del patteggiamento per il reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In considerazione del fatto che la straniera risultava non essere in regola con le disposizioni inerenti il soggiorno in Italia e che pertanto era doveroso la sua espulsione, la predetta veniva condotta presso gli Uffici del Commissariato di Opicina ed ivi trattenuta in attesa del compimento dei provvedimenti amministrativi previsti dalla legge. Nella mattina di lunedì 16 aprile, verso le ore 10.30, all’atto di provvedere alla notifica del Decreto di Espulsione emesso dal Prefetto di Trieste, la cittadina straniera veniva trovata in condizioni critiche. A nulla è valso il tentativo di rianimarla dei Poliziotti e degli Operatori sanitari del 118. Dalle immagini della telecamera di sorveglianza, che visualizzava l’insieme della stanza, non i particolari, ove si trovava la straniera, il personale non era stato purtroppo in grado di cogliere quanto era accaduto, poichè la donna appariva seduta tranquillamente sul pavimento. Per tali fatti, per aver adempiuto ai propri doveri di dare corso all’obbligata espulsione di un cittadino straniero, il Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste - come riportato dai quotidiani locali - è stato denunciato per sequestro di persona ed omicidio colposo. Nei confronti dello stesso veniva effettuata una perquisizione domiciliare con sequestro di alcuni oggetti tra cui dei libri antisemiti. Venivano ignorati altri libri (sul movimento operario e sull’ideologia marxista-leninista) della “biblioteca” del Funzionario che avrebbero testimoniato null’altro che un contesto di desiderio di conoscenza ed approfondimento della storia passata, contesto che può essere conosciuto appieno anche attraverso la lettura dei testi sequestrati. Ebbene, premesso che le “letture” del predetto funzionario verranno certamente valutate per quello che realmente sono, vale a dire nulla di attinente ai fatti contestati, preme evidenziare alle SS.VV. la profonda preoccupazione di questo Sindacato per quanto accaduto e per ciò che tali accadimento potrà produrre nell’animo delle migliaia di poliziotti che giornalmente si trovano a dover adempiere ai propri compiti finalizzati a far rispettare le leggi dello Stato Italiano. Ogni giorno, difatti, decine di immigrati clandestini vengono trattenuti negli Uffici di Polizia per eseguirne l’espulsione nonché decine di arrestati (grazie alle recentissime norme) vengono trattenuti in attesa di giudizio. Non vi sono disposizioni che regolano punto per punto tali trattenimenti. Sono state fatte le leggi, in ultimo la c.d. “svuota carceri”, ma chi le ha fatte si è ben guardato dal redigere le regole per applicarle, demandando agli uomini ed alle donne della Polizia di Stato l’obbligo di arrangiarsi per adempiervi. Gli stranieri da espellere dal territorio nazionale non possono essere liberati in attesa delle procedure amministrative, in quanto non ne tornerebbe neppure uno per consentire l’esecuzione dei provvedimenti una volta che sono stati emanati. Gli stessi vengono pertanto trattenuti presso gli Uffici di Polizia. Ebbene, adesso, per aver disposto l’adempimento di tali obblighi, un funzionario di Polizia è stato indagato per sequestro di persona. Ciò è inaccettabile. Nei weekend non è in servizio un giudice che possa convalidare i decreti di espulsione ed adesso per la Procura di Trieste in quelle ore gli stranieri non possono essere nemmeno trattenuti. Come purtroppo il COISP aveva detto al momento dell'approvazione del decreto "svuota carceri" (giusto per parlare di atti normativi messi in campo da questo Governo di cui le SS.VV. siete rappresentanti), questa ennesima tragedia è la conseguenza diretta dello scaricabarile che è stato consapevolmente effettuato sulle spalle delle Forze dell'Ordine, costrette a trattenere persone per giorni in strutture inadeguate senza che siano mai state fissate delle regole procedurali. Il personale di una Volante arresta un cittadino? Ebbene lo deve trattenere presso la camera di sicurezza e sorvegliarlo, ma nel contempo proseguire l’attività di controllo del territorio o garantire le richieste di intervento da parte dei cittadini in quanto è l’unica pattuglia presente. Ebbene, il dono dell’ubiquità non ce l’abbiamo, così come non siamo medici né ne abbiamo a disposizione su tutto l’arco delle 24 ore così da poter effettuare una preventiva valutazione dello stato psico-fisico delle persone che dobbiamo trattenere, così come non abbiamo possibilità di garantire loro qualche minuto d’aria, così come non abbiamo possibilità di garantire loro pasti decenti, e molto altro ancora. Il suicidio della cittadina ucraina si sarebbe facilmente potuto evitare, E SI POTREBBERO EVITARE CASI ANALOGHI NEL FUTURO, con uno piccolo sforzo di cooperazione da parte della Magistratura: niente scarcerazioni di immigrati durante il weekend perché ciò significa far rimanere per giorni le persone nei nostri Uffici, senza cibo, senza un letto né un servizio igienico idoneo. La Polizia di Stato non dispone di risorse umane per una vigilanza a vista, tantomeno sistemi all’avanguardia in grado di vedere nel dettaglio cosa accade al di là di una telecamera. Le morti di queste persone si susseguono nel menefreghismo più totale e non sono responsabilità dei poliziotti! Oggi più poliziotti sono indagati anche per sequestro di persona per aver disposto ed effettuato il doveroso trattenimento negli Uffici di Polizia di una cittadina straniera che doveva essere espulsa dal territorio italiano. Sono migliaia i trattenimenti operati in tal modo, da sempre, per dare corso all’obbligo di espulsione. Perché quindi non denunciarci tutti?? E quei Poliziotti che risulteranno non essersi mai trovati ad adempiere a tali obblighi, con quale stato d’animo dovrebbero farlo d’ora innanzi? Dove sono le regole, egregi Ministri? Ebbene, allora i poliziotti devono essere esclusi da ogni reato trovandosi, loro, per scelta esclusiva dei membri di questo Governo, a dovere sopperire alle inefficienze del sistema carcerario, alle incapacità di coordinamento tra due poteri dello Stato che dovrebbero servire il medesimo scopo: garantire la Legalità e la Giustizia. Una nuova figura di esclusione di reato: venga escluso da ogni ipotesi di addebito l'addetto alla vigilanza appartenente alle Forze di Polizia in luoghi non idonei al trattenimento di persone fermate, in attesa di giudizio, in attesa che finisca il sacro weekend di giudici di pace, e magistrati in genere. L’alternativa è che d’ora innanzi, per salvaguardare noi stessi, potremmo anche girarci dall’altra parte piuttosto che adempiere ad obblighi per i quali rischiamo di rimetterci in prima persona e pesantemente. E questo non vorremmo mai farlo.
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